Ads.txt: meglio averlo meno lungo possibile

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Ads.txt è ormai parte integrante dell’ecosistema programmatic grazie all’opera congiunta di praticamente tutte le supply-side platform, che hanno spinto molto per l’adozione diffusa di questo strumento.

Per chi gestisce inventory digitale, ovvero editori, concessionarie e ad network, si tratta di un carico di lavoro aggiuntivo non trascurabile, dato che i dati presenti nell’ads.txt possono variare nel tempo e devono essere sempre aggiornati, pena la perdita anche ingente di entrate pubblicitarie. Il giudizio su ads.txt è quindi negativo? Tutt’altro: questa novità risponde a una precisa esigenza del mercato, su cui è bene riflettere traendo le dovute conclusioni.

È evidente ma giova ricordarlo: tutti i soldi presenti nell’ecosistema pubblicitario sono apportati dagli inserzionisti, il resto degli attori del mercato si spartisce la torta tra costi di concessione, costi di transazione, costo dei dati, commissioni tecnologiche e infine costo dell’inventory.

Ads.txt risponde a un’esigenza che viene dagli inserzionisti ed è quindi bene prestare molta attenzione alle motivazioni per cui questa esigenza è nata e cercare, nella gestione delle proprie properties digitali, di assecondare per quanto possibile i motivi fondanti di questa esigenza.

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